Verosimilmente questa pagina verrà aggiornata con una qualche ripetitività ogni qualvolta che ne ricevo di nuove che possano essere utili anche a coloro che non osano fare domande.

Non c’è un vero e proprio ordine nelle domande: le riporto alla rinfusa per come mi arrivano o per come mi vengono in mente. Vedete un po’ se trovate quella che serve e se non ci fosse non tardate ad inserirla.

Elenco delle domande

costellazione

Provando a rispondere

  • «Devo per forza portare una mia “domanda” per partecipare»
    • No. Il cambiamento principale sì ha dal solo fatto di partecipare in maniera coinvolta all’Esperienza Mentale del gruppo stesso. Anche chi aiuta cambia se stesso nel farlo, anche se è meno evidente. Tuttavia, è alquanto frequente che i cambiamenti non siano immediatamente chiari o percepibili neppure a chi porta la “domanda”; non di rado essi avvengono attraverso un long tail che mi ha portato ad affinare una tecnica finalizzata ad osservare meglio le trasformazioni altrimenti scarsamente attribuibili al lavoro svolto.
  • «C’è la garanzia che si metta in scena la mia richiesta?»
    • No. La cosa dipende dall’evoluzione dei lavori. Ciononostante, partecipazioni permettendo, conto di fare un breefing iniziale per scegliere insieme quali quadri scegliere, salvaguardando la possibilità di esaudire tutte le richieste. Ciò detto, quello che conta è comprendere che il vero valore aggiunto dell’esperienza non sta nella richiesta individuale: questa il più delle volte è un “dono” che il proponente fa al gruppo per esercitare le proprie percezioni sottili e la condivisione delle risorse dell’inconscio collettivo gruppali. È la partecipazione al lavoro che fa crescere e non certo l’attaccamento al problema!
  • «Ho già fatto altre Costellazioni: è una ripetizione, c’è continuità fra l’una e l’altra, ecc…?»
    • Premesso che anche se condividessero lo stesso approccio non sarebbero né una ripetizione inutile né un proseguimento della stessa attività più di quanto si potrebbe dire dell’attività ginnica in due palestre diverse. Tuttavia, tre differenze devono essere ben chiare, confrontandole con gli orientamenti più diffusi:
      1. Pur senza per nulla escluderla, l’enfasi sulla soluzione dei problemi passa decisamente in secondo piano rispetto all’elaborazione e la messa in comune degli stati di coscienza di gruppo
      2. Pur senza per nulla escluderla, l’enfasi sulle genealogie è decisamente minore rispetto alle prospettive di apertura al futuro
      3. Pur senza per nulla escluderla, la “ricerca del morto” non viene affatto perseguita, diversamente dallo stimolo della creatività relazionale e della fiducia nella relazione non-interpretativa con l’inconscio collettivo.
  • «È un corso di formazione o un lavoro su se stessi?»
    • È un lavoro su se stessi e sull’esperienza del gruppo come generatore di livelli mentali o di “coscienza”. D’altro canto non riesco a concepire un percorso differente per imparare a lavorare con i gruppi che non sia… lavorare con i gruppi. È altresì evidente che gli eventuali risultati formativi sono condizionati ad altre forme di preparazione antecedenti o parallele, ognuna con la propria specificità (per fare esempi professionali, lo psicoterapeuta ne avrà di un tipo vicino al proprio orientamento, lo psicologo quella dello psicologo, il counselor la sua e così via). Pertanto, pur rimanendo un lavoro concentrato sull’esperienza del gruppo non lo proporrei se non avesse un forte valore di apprendimenti, intanto come membri del gruppo e poi, eventualmente, per esportarlo nei propri percorsi professionali.
  • «Può esserci anche un puro e semplice interesse teorico per partecipare? Si può venire solo a “guardare”?»
    • Certamente “guardare” e anche “ascoltare” è possibile ed auspicabile. Lo è soprattutto “sentire” intimamente! Non riesco ad immaginare che lo si possa evitare. Nello stesso modo, è importante lasciarsi coinvolgere: per evitarlo occorrerebbe esercitare uno sforzo di resistenza titanico che tuttavia non è certo impedito, nonostante quando si viene chiamati per esercitare un ruolo nel quadro agito è necessario almeno assecondare la richiesta.
  • «Perché insistete a dire che non si può spiegare quello che succede? È per mantenere il segreto sulla vostra tecnica?»
    • Per il semplice fatto che non cercare UNA spiegazione che non sia la pura e semplice esplorazione di trame possibili o l’evocazione di suggestioni e di variazioni di piani di realtà. Avvicinarci all’attore che risiede al di fuori del piano logico e linguistico e creare con esso una relazione è il cuore della tecnica e anche la sua prassi. Tutto il resto dipende in minima parte dallo stile del conduttore (che nel mio caso è di garanzia di un livello di sicurezza interno individuale in un atteggiamento di maggiore apertura possibile alle direzioni indicate dall’inconscio del gruppo — e chi conosce la materia sa che questo è tutt’altro che condiviso dagli altri approcci alle costellazioni), e complessivamente dalla “parlabilità” del piano di inconscio collettivo (tutt’altro che pianificabile) e soprattutto dalla riuscita del gruppo per la disponibilità al contatto, al sostegno, alla resilienza e alla generosità.
  • «Se il conduttore non è così importante, allora potrebbe essere gestita spontaneamente, come per le riunioni degli alcolisti anonimi?»
    • È vero. Se mai l’esperienza dovesse avere un seguito, mi piacerebbe che fosse proprio questo, ovvero un gruppo che propone di volta in volta il proprio membro catalizzatore in maniera da rendersi il più libero e indipendente possibile. Pensate che bello sarebbe un mondo di gruppi di costellazioni invece che di inutili assemblee di condominio o sterili riunioni rituali aziendali!…
  • «È una cosa per esauriti, malati o anche per i “normali”?»
    • In genere i più “esauriti” che ho incontrato per strada erano classificati come i più normali e viceversa. Si fa prima a dire che è per tutti, anche se non è così. Sono escluse dall’esperienza, ad esempio, persone con gravi disturbi dissociativi e soggetti sociopatici con rilevanti problematiche oppositive. Tutti aspetti che considererei abbastanza ovvi, ma che è bene puntualizzare.
  • «Posso portare anche una domanda “pratica”? Serve a qualcosa farlo in un contesto simile?»
    • Assolutamente sì! Paradossalmente, i quadri che nascono da argomentazioni ricche di pathos o con temi complessi, intrecciati, estesi, annodati, ecc… non portano da nessuna parte, mentre la maggior parte dei momenti di arricchimento si ingenerano a partire da situazioni molto semplici. Perfino situazioni di salute organica o fisiologica sono occasione di arricchimento. Infatti, l’impatto psicosomatico di questi gruppi è spesso stupefacente, anche se va chiarito che il senso del processo sta nel consentire l’espressione dei messaggi contenuti nella malattia e non certo nella cura della malattia. Non di rado si è verificato che l’espressione di questi “messaggi” abbia coinciso con un alleggerimento e una gestione diversa dell’esperienza patologica che è coincisa con quella che potrebbe essere riduttivamente definita “guarigione”, ricordando che da quando si è nati siamo condannati ad una malattia dall’esito sicuramente mortale solitamente nota come “vita”.
  • «Sono richieste conoscenze o insegnate tutto lì?»
    • Meno ne si sa è meglio è. A chi arriva “imparato” viene richiesto uno sforzo — non di rado molto impegnativo — di non far riferimento ad altre esperienze simili, riservandosi ovviamente di farlo in un secondo momento, possibilmente al di fuori del gruppo. Questo gruppo è l’unica teoria e l’unico docente. Ne consegue che, essendo il gruppo costituito lì per lì, non esiste alcuna teoria pregressa.
  • «Occorre essere abbigliati in modo particolare?»
    • Sì. Non è richiesto di essere attraenti, ma solo autentici. Inoltre di essere a proprio agio anche in posizioni meno “urbane” fra le quali è tutt’altro che infrequente stare sdraiati a terra. Tanto per cominciare, salvo particolari problemi di salute, l’indicazione è di sedere a terra (se avete un puff o un plaid personale stile Linus con la sua coperta, fate bene a portarlo con voi). Pertanto sono esclusi abbigliamenti attillati, calzature strette o con tacchi improbabili. Tute, tuniche, pigiami, ciabatte, antiscivolo sono i generi di abbigliamenti indicati. Esiste la possibilità di cambiare vestizione, per cui potete venire come volete a patto di avere con voi i vestiti adeguati.
  • «Ci saranno altre edizioni? Si tratta di una cosa che continua nel tempo o finisce tutto lì?»
    • Mai dire mai! Per il momento non è prevista una replica. Se poi il gruppo trovasse di giovamento proseguire nell’esperienza verranno caso mai discusse le modalità, tuttavia ben difficilmente partiranno gruppi paralleli con la mia persona e l’allargamento dei partecipanti sarà limitato alle condizioni di tolleranza del gruppo stesso — ovvero in percentuali molto limitate. Ciò detto, questa esperienza è stata concepita come momento a se stante: tutto quello che potrà venire dopo al momento non sfiora minimamente la mente degli organizzatori.
  • «Ci sono controindicazioni di salute?»
    • È fatto assoluto divieto di partecipare all’esperienza a chi abbia problemi cardiocircolatori, allergici o respiratori (ma anche altre patologie invalidanti qui non citate) di una certa rilevanza senza averne messo a conoscenza il conduttore (in mancanza di dichiarazione medica diamo per valido come assenso l’autocertificazione pubblica del partecipante) anche per il tramite degli organizzatori. In questo caso ci prenderemo cura di evitare i momenti che comporterebbero rischi per la loro sicurezza.
  • ««Che cosa si può leggere in proposito?»
    • La letteratura è talmente ampia che mi sento di dare un consiglio: «Non leggete niente!» o per lo meno nulla che abbia a che fare con le costellazioni. Molto meglio una preghiera, una meditazione, un mantra… Oppure libri di poesia, racconti, romanzi, saggi filosofici, purché lontani dal pessimismo e dall’arrogante scientismo. Se volete fare qualcosa di utile, respirate e amate chiunque, a partire dagli esseri animali e vegetali.

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