Crisi economica e della razionalità

Le nostre organizzazioni, oggi più che mai, si stanno scoprendo prigioniere dei loro stessi schemi razionali. Delle trappole che hanno avuto un forte fondamento nel periodo storico in cui le regole erano definitivamente chiare come la matematica su cui si fondavano.

sociotecniciGià dai lavori di Elton Mayo, che anticipavano i sentimenti incombenti della stessa Grande Depressione,  si comprendeva bene che sarebbe stato impossibile ridurre al piano tecnico economico la spiegazione e gli spazi di intervento nelle imprese. L’approccio di tipo socio-tecnico sistemico ha riaffermato questi principi presto dimenticati dalla più facile visione meccanicistica fondata sulle dinamiche di mercato.

Eppure proprio uno psicologo economista come Herbert Simon venne insignito del premio Nobel proprio in ragione dei suoi lavori che mettevano a fuoco quanto fosse difficile la previsione dei risultati produttivi e organizzativi prendendo in esame i meccanismi economici produttivi per il semplice fatto che la razionalità umana parte da dei limiti molto profondi che non ci permettono di lavorare altrimenti che per approssimazioni successive a partire da segmenti di pensiero e previsionali a breve raggio.

In questo periodo in cui stiamo riattraversando le incertezze di quegli inizi di secolo sempre più imprese e istituzioni stanno diventando sufficientemente mature per comprendere come le soluzioni alle difficoltà che andiamo attraversando, pur senza abbracciare un’irrazionalità incondizionata, abbiano bisogno di nuovi spazi dove muoversi. Dei territori che non siano asserviti dagli schematismi che proprio i potentati economico-politici che fanno del bluff e del baro gli strumenti privilegiati per tenere le imprese e gli stati schiavi di regole i cui creatori stessi, per quanto avvantaggiati, sono i primi a non rispettare.

Quello che dev’essere chiaro ad imprenditori e amministratori è che le risorse più fertili non stanno nei soldi ma nella capacità di sfruttare quelle risorse in maniera più competitiva di altri.

Non esiste nulla che dia la garanzia dei risultati, ma una certezza era chiara allo stesso Porter negli anni ’80-’90, ovvero che le competenze competitive legate agli asset di base vanno a coprire lo zoccolo duro delle imprese, quello su cui esistono più rischi, dove più alta si fa la concorrenza e più esigui i margini di plusvalenza e di guadagno.

Oltre l’ovvio

Oggi che la sostenibilità socio-economica sta diventando il tema del futuro produttivo stesso è chiaro che occorre attingere alle risorse personali, gruppali e ancor più “di campo” che traggono origine dall’attivazione delle dinamiche dell’inconscio collettivo nell’individuo come nel gruppo.

Non sono molti i metodi che consentono di fare questo. Uno di questi metodi fra i più efficaci è stato dimostrato essere quello delle costellazioni familiari, particolarmente utile laddove si vogliano analizzare le dinamiche di relazione che mettono i bastoni fra le ruote nel corso del tempo andando a lavorare su traumi e fissazioni non risolte del passato.

Ho avuto modo di parlare dei lineamenti generali di questa metodologia in due articoli, uno introduttivo dal titolo Inconscio e Costellazioni Ipnotiche e l’altro La colpa e la causa volto a porre le debite distinzioni con la tecnica più diffusa che trae origine dall’importante lavoro di Bert Hellinger

Diverso è prendere in esame questo tipo di tecniche per indurre creatività nella soluzione dei problemi come pure nella crescita ideativa. Per questo occorre al contempo svelare le dinamiche del non detto spesso correndo il rischio di scontentare qualche membro del gruppo, di trovare forti resistenze proprio dall’anima più razionalistica di organizzazioni e istituzioni, e indurre prospettive differenti che passino per strade meno sclerotizzate dei processi razionali, meccanicistici scontati per arrivare a comunicazioni e relazioni nuove in grado di vincere proprio in relazione alla capacità di sfidare le regole in maniera onesta forte del suo allontanamento dalla consuetudine

Come avviene

In che cosa consista un processo di Costellazioni è presto detto:

Con l’ausilio di un conduttore esperto, le persone influenti di uno o più settori territorialmente circoscritti dell’organizzazione scelgono i temi da affrontare e li confrontano, non tanto attraverso il più noto role playing, ma attraverso una cultura plastica basata su una transe radicata nell’inconscio collettivo.

È proprio questa origine inconscia delle risorse risolutive che fa sì che le idee possano fiottare non tanto da soluzioni geniali individuali, ma da un cambiamento dei campi di relazione ed appartenenza agitati dalla plasticità della scultura che si genera.

Non è raro assistere al fatto che molti partecipanti spesso completamente ignari della situazione di cui si sta parlando descrivano le cose da una prospettiva a loro spesso ignota, meglio di quanto gli stessi protagonisti reali consapevoli siano essi stessi in grado di descrivere perché tenuti all’oscuro di eventi e realtà scomode o impossibili da esplicitare.

La discussione che segue la messa in scena della costellazione consente di fare pace fra il momento irrazionale e il contesto razionale, spesso attraverso un accorto che i responsabili avrebbero reputato impossibile preferendo la rovina piuttosto della mancata fedeltà ai principi di governo che, specie in Europa, hanno sempre impedito alle aziende d’oltre oceano di spiccare il volo grazie alla collusione dell’amministrazione che nel farlo pensa di essere realistico invano.

In definitiva è vero che  le parole sono fuorvianti e che per saperne di più bisognerebbe provare, ma è una prova che, pur non dando garanzie sicure, rappresenta un momento illuminante e stimolante per la crescita di tutti i tipi di imprese e istituzioni.

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